Benvenuti nel rifugio Altissimo - Damiano Chiesa
Apertura Invernale
Ciao, da oggi 24/10/2011 il Rifugio rimane chiuso durante la settimana.
Siamo aperti ogni Sabato e Domenica.
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 24 Ottobre 2011 19:33 )
ciao...
Ciao a tutti, vi diamo il benvenuto sul sito del rifugio Damiano Chiesa all'Altissimo di Nago. Il rifugio è aperto nei fine settimana durante l'intero anno e tutti i giorni dai primi di maggio a fine ottobre (le date esatte di apertura e chiusura della stagione estiva dipendono dalle condizioni meteo). Ci potete trovare anche su facebook. I nostri contatti - a cui potete rivolgervi per prenotazioni, informazioni e richieste - sono i seguenti: Tel. Rifugio 0464 867130 Tel. Danny 335 6395415 Tel. Gianni 349 2962189 Mail Danny Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Mail Gianni Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. In questa nuova veste, per qualche tempo ancora in via piuttosto sperimentale, il sito vuole essere un luogo di informazione - contenendo ad esempio indicazioni sul modo per raggiungerci, il tariffario, le condizioni della neve in inverno, le iniziative che proponiamo, - ma anche, nell'angusto limite delle nostre possibilità, l'occasione per farvi conoscere un po' meglio questa montagna e le persone che, lavorando quassù, all'Altissimo dedicano gran parte del loro tempo e delle loro energie. Cercheremo quindi di tenervi costantemente aggiornati su tutto ciò che ha a che fare con noi, per così dire, fuori e dentro, cercando di riportarvi umori e rumori che solo chi sta da questa parte riesce ad avvertire, ma che forse, è questa la nostra speranza, meritano di essere condivisi con chi fa della propria curiosità la strada per accorciare le distanze. Buona lettura Ultimo aggiornamento ( Martedì 19 Luglio 2011 20:14 ) Due passi con KafkaDi tutti i racconti di Kafka c'è n'è uno – cortissimo, non più di due pagine –, che mi viene in mente ogni tanto, perché descrive in maniera perfetta una sensazione che credo sia comune a chiunque provi piacere a camminare. Il titolo è “Una passeggiata improvvisa” e parla del senso di gioia che dapprima le gambe comunicano al corpo, e poi quest'ultimo allo spirito, una volta che siano state liberate dal giogo delle costrizioni sociali e della noia. Leggetelo e mi direte se non si tratta di un piccolo gioiello. Per parte mia l'ultima volta che mi sono ricordato di quelle righe preziose è stato venerdì scorso. Erano giorni che non mettevo un passo dopo l'altro se non per sbrigare le faccende cui mi dedico abitualmente, quelle che fanno parte del groviglio inestricabile in cui consistono la mia vita e il mio lavoro. Così, niente, finito di impastare lo strudel mi sono cambiato le scarpe, ho messo il naso fuori dall'uscio per capire se tirava aria di temporale e non fosse il caso magari di rinunciare – no, via! – ho chiesto a Denise se mi voleva accompagnare e ci siamo avviati, prendendo la direzione della Val del Parol. Delle volte succede che lo strappo sia così brusco che improvvisamente ti sembra di essere trasportato in un'altra dimensione, parallela a quella in cui ti trovavi fino all'istante precedente, ma che con quest'ultima non pare avere niente a che fare. Sotto i piedi terra al posto delle piastrelle, sfiorare l'erba invece che superfici di acciaio, tagliare per una scorciatoia piuttosto che infilarsi nel percorso obbligato tra le pentole e la stufa. Ultimo aggiornamento ( Martedì 30 Agosto 2011 20:26 ) |
StagioniForse ci siamo un poco disabituati a intuire dentro una mattina qualsiasi, mentre arranchiamo lungo l'ultimo tratto di sentiero, sotto il peso dei nostri zaini pieni di provviste, i segni del cambio di stagione. Oramai, perché ci possa sorprendere, una cosa deve essere eclatante, rumorosa o sgargiante. Abbiamo solo orecchie per lo squillo di tromba e occhi per la novità sotto un'insegna luminosa. Le piccole cose ci scoprono ottusi, e ci rivelano le drammatiche lacune della nostra attenzione. Non ne sono rimasti più molti di Marcovaldo, in giro, esseri umani dotati di una sensibilità tale da cogliere in un refolo l'annuncio di mezzo grado in più, o l'improvviso risveglio di una marmotta dal letargo, qualche metro più in là, qualche centimetro più sotto. Qualche giorno fa però abbiamo visto i primi crocus, sparsi fra le superstiti chiazze di neve. E non si può più fare come se niente fosse. Comincia un’altra stagione sull’Altissimo, l'inverno si stempera in primavera, le giornate si allungano. Non comincia però in una data precisa, è una cosa che avviene piano piano. Anche nelle nostre stagioni, di noi che lavoriamo quassù, come in quelle della montagna, i cambiamenti sono minimi, ma costanti e inesorabili: procedono per stratificazioni successive o progressive perdite, per accumulo o dismissione, emergendo e definendosi pian piano, come qualcuno che esce dall'ombra. E' un ciclo che si ripete, senza aprirsi e chiudersi mai del tutto. Ultimo aggiornamento ( Lunedì 08 Agosto 2011 15:59 ) Pirotecnica.Ci sono, non fatico ad ammetterlo, un sacco di cose che non capisco. Tipo come funziona una pompa ad immersione per uso domestico. O il motivo per cui alla maggior parte dei nostri contemporanei basti il solo fatto di potersi lamentare a farli star subito meglio. Cose per cui vale la pena spendere un po’ di tempo e fatica, a rifletterci bene. Sembra invece, e propriamente lo è, cosa piuttosto oziosa, quella che vorrei invitarvi a considerare qui. Il fatto cioè che l’estate lacustre si vada affollando di spettacoli a base di fuochi d’artificio. Se non sbaglio se ne contano ormai tre, tra luglio e agosto. Una vera e propria esplosione di fiori illuminati. Che mi fa un poco storcere il naso se penso a quanti soldi costano. Niente di particolarmente scandaloso, per carità. Non voglio farne una questione di costi e benefici, quali e per chi. Sarebbe un discorso lungo. Che poi ce ne sono di ben più strane, di cose che succedono. Tipo che ancora ci si ostini a chiamare sviluppo il consumo irresponsabile delle risorse del pianeta, o valorizzazione del patrimonio naturale l’asfaltatura di una strada di montagna. Eppure mi dà da pensare, questo collettivo strabuzzare d’occhi per gli spettacoli pirotecnici. Più che altro sotto il profilo del fenomeno di costume, diciamo così. Per le masse che vengono mobilitate per una cosa che non riesco a concepire se non nei termini di una scoperta futilità. |



